venerdì 19 gennaio 2007

Fortezza Belvedere

Forte Belvedere-Gschwent realizzato dal genio militare austroungarico sotto la direzione del tenente Rudolf Schneider nel quadriennio 1908-12, aveva il compito di difendere Trento in un settore particolarmente sensibile ad eventuali attacchi italiani. Collaudato per resistere a pesanti bombardamenti, con strutture corazzate in acciaio e calcestruzzo e centinaia di metri di gallerie nella roccia, rappresentava una della massime espressioni della tecnica militare dell’epoca. Con una guarnigione di circa 200 soldati sotto al guida di un tenente, la fortezza assolse pienamente alla propria funzione difensiva e di supporto alle azioni militari offensive. Sebbene sottoposto ai pesanti bombardamenti provenienti dalle artiglierie italiane di posta a Porta Manazzo, Campolongo e Campomolon, seppe resistere malgrado i danni subiti: infatti, non appena i bombardamenti cessavano, i soldati del forte provvedevano al ripristino delle strutture lesionate. Nel solo primo anno di guerra la fortezza ricevette più di mille colpi di grosso calibro, alcuni dei quali riuscirono a forare le strutture blindate, ed il 16 maggio 1916 l’esplosione di una granata italiana causò la morte di nove soldati ed il ferimento di 18 loro compagni. Diversamente da quanto avvenne per le altre fortezze demolite negli anni trenta per recuperare il ferro in esse contenuto, Belvedere-Gschwent sfuggì alla distruzione postbellica per volere del re Vittorio Emanuele III. Di proprietà del Comune di Lavarone, che recentemente ha provveduto ad un accurato restauro ed all’allestimento di percorsi tematici, oggi la fortezza si presenta al visitatore quale museo degli eventi più drammatici della grande guerra 1914-18. La fortezza è testimonianza unica ed imprescindibile di un conflitto che sconvolse l’Europa

giovedì 18 gennaio 2007

Il Palio più antico nel Mondo

Il tradizionale Palio di San Giorgio si correva abitualmente lungo la via Grande ( attuali vie Ripagrande-Carlo Mayr) parallela alla riva del Po, partendo dal borgo della Pioppa fino a Castel Tedaldo( attuale zona dell’acquedotto). Nel 1391, quando il marchese Alberto d’Este ritornò da Roma (dove Papa Bonifacio IX gli consegna la “ Rosa d’oro”, segno di distinzione della Santa Sede e la bolla ” In supreme dignitatis ” con la quale Ferrara veniva autorizzata ad aprire una sua Università) vengono organizzate in suo onore tre corse di cavalli, una di asini, due di uomini ed una di donne. Celebri, nella storia la parata ed il Palio del 1471 in onore di Borso d’Este che ritornava da Roma dopo aver ottenuto da Papa Paolo II il titolo di duca di Ferrara ed altri privilegi. Grande risonanza ebbero le corse al tempo del duca Ercole I (1471-1505) e della moglie Eleonora d’Aragona: se Ercole era fuori città era la duchessa che faceva proclamare il bando del Palio e che presenziava alle corse. Delle corse al palio è rimasta memoria negli affreschi del Salone dei mesi di Palazzo Schifanoia dove sono raffigurati uomini, donne, il duca Borso, la corte, dame e nobili cavalieri che assistono dai balconi dei loro palazzi sullo sfondo di una città addobbata a festa. Durante il Rinascimento le corse ferraresi erano rinomate anche perché molte famiglie nobili vi partecipavano con i cavalli delle loro scuderie . Nel 1466 re Ferdinando di Napoli volle provare a Ferrara la velocità dei suoi cavalli; nel 1475 i Gonzaga, marchesi di Mantova, parteciparono al palio con 19 cavalli vincendo l’ambito drappo, mentre il secondo posto fu appannaggio di un cavallo di Sigismondo d’Este; nel 1499 la vittoria arrise ad un cavallo di Isabella d’Este.
Per quando riguarda la corsa delle putte, che si correva da Santa Maria della Bocche alla porta Gusmaria; ci rimane un editto con il quale il duca Ercole I invitava qualunque persona ”de qualunque borgo della sua città sua de Ferrara a mandare soe pute de anni XII in suso a correre al palio insieme ad altre ragazze boneste ed dabene “ .La prima arrivata avrebbe ricevuto un braccio di panno verde e alle successive quindici il duca avrebbe offerto pignolato novo per un guarnello : quel 23 Aprile 1476 corsero ben 57 ragazze. La corsa degli uomini si teneva dall’angolo di San Pietro alla porta di Gusmaria, mentre quella degli asini si svolgeva dalla porta di Sotto alla porta di Gusmaria. Durante il XVI secolo il campo delle corse venne spostato nelle strade più ampie dell’Addizione Erculea, realizzata da Biagio Rossetti, dalla Giovecca alla via degli Angeli (attuale corso Ercole I d’Este) ed alla via di San Benedetto. Dopo la devoluzione dello Stato Estense alla Santa Sede ( 1598) le feste continuarono ma erano più che altro legate alle allegrezze del carnevale. Negli anno ’30 Guido Angelo Facchini riprese la tradizione estense che, dopo un’altra lunga interruzione venne ripristinata del 1967.

lunedì 15 gennaio 2007

Il mercato di Natale di Monaco

Il venerdì che precede la prima domenica d'avvento, una folla si raduna a Marienplatz, nel cuore della città ed aspetta impaziente che alle 17.00 in punto il borgomastro inauguri solennemente il Mercatino di Natale. Quando poi, l'albero di Natale di quasi 30 metri risplende di ben 2500 candeline, il profumo del vin brulè si diffonde nell'aria ed ecco che la magia del Natale pervade il "salotto" della capitale bavarese. Le origini del mercatino di natale risalgono, pare, ai cosiddetti Mercati di San Nicola del XIV secolo. secondo la prima testimoninza scritta del 1642 avevano luogo nella Kaufinger Strasse presso la Shoner Turm, la Torre Bella. Sempre secondo i cronisti vi si potevano acquistare articoli di Oberammergau, dolci di Norimberga, abiti di lana per bambini, figurine per il Presepe e spazzacamini fatti di prugne e mandorle. Poi a partire dal 1806, il mercato fu ribattezzato Christmarkt e nel 1972, dopo diversi spostamenti fu allestito definitivamente come Munchner Christkindlmarkt al centro della città. Oggi, questa antica tradizione è curata dall'Ente del Turismo del Comune di Monaco. a pochi passi da Marienplatz, al Rindermarkt c'è il Kipperlmarkt, il mercatino del presepe forse più grande di tutta la Germania. Dalla lanterna per la stalla ai doni dei Re Magi: qui si trova proprio tutto ciò che occorre per un presepe che si rispetti. Scelti con amore ed impacchettati con cura questi piccoli tesori ci ricordano l'infanzia, quando il presepe, accanto all'albero di Natale, ci dischiudeva un mondo meraviglioso. A Monaco la tradizione dei presepi è molto ricca. Già nel 1597 i gesuiti ne esposero uno per la prima volta nella chiesa di St. Michael. Poi nel 1757, ebbe luogo il primo mercatino dedicato al presepe dalla prima domenica d'avvento all'epifania. Un giro fra le bancherelle illuminate a festa è il modo migliore per pregustare il Natale. Vi si trovano decorazioni per l'albero di ogni tipo. Giocattoli ed articoli d'artigianato, candele e ceramiche, focaccine al miele ed oggetti di legno: nelle 140 bancarelle ce n'è veramente per tutti i gusti. Ogni sera alle 17,30 dal balcone del Municipio riecheggiano melodie natalizie delle alpi suonate dal vivo. Un'ottima occasione per fermarsi a fare uno spuntino a Marienplatz. Il Christkindlmarkt sarebbe impensabile senza le mele al forno, le prugne con le mandorle ed i dolci fritti nello strutto. Chi visita il Mercatino non manchi di gustare i sapori Schweinswurstln (salsicciotti di maiale)o le Reiberdatschi (frittatine di patate) Molte di queste specialità sono prodotti biologici di aziende certificate.

Correggio: Palazzo dei Principi, Palazzo Comunale e la motobefana 2007

Nel 1638, caduto in disgrazia l’ultimo discendente della famiglia, il principato di Correggio fu annesso al ducato di Modena e Reggio e rimase dominio degli Este fino all’Unità d’Italia, avvenuta nel 1861. La corte correggese visse il momento di maggior splendore tra il Quattrocento ed il Cinquecento. I da Correggio ospitarono ed ebbero intensi rapporti con artisti, letterati e musicisti, come Antonio Allegri detto il Correggio, Rinaldo Corso, Claudio Merulo, Veronica Gambara.
La città subì un rinnovamento anche sotto il profilo urbanistico: furono realizzati nuovi palazzi, ville e chiese, molti dei quali visibili ancor oggi. Correggio ha dato i natali a grandi artisti anche nei secoli successivi. Ricordiamo l’incisore Samuele Tesi, il musicista Bonifazio Asioli e gli altri componenti della famiglia, per giungere ai giorni nostri con lo scrittore Pier Vittorio Tondelli, il regista Vittorio Cottafavi ed il rocker Luciano Ligabue.


Il Palazzo dei Principi a Correggio

Edificio simbolo del Rinascimento a Correggio, il Palazzo dei Principi deve il suo nome dall’essere stato corte dei da Correggio dopo che nel 1616 il conte Siro aveva elevato il suo Stato al rango di Principato imperiale. La dispersione dell’archivio dinastico ha privato gli storici delle fonti primarie per ricostruire la storia e le vicende dell’edificio, costruito tra la fine del Quattrocento ed i primissimi anni del Cinquecento. Tuttavia, un impianto del palazzo, la sua collocazione urbanistica e le soluzioni architettoniche-decorative adottate suggeriscono la paternità a Biagio Rossetti, in quegli anni attivo a Ferrara ( dove viveva Nicolò da Correggio), a Carpi e nel reggiano. Un’ipotesi che già Bruno Zevi avanzò nei suoi fondamentali studi sul Rossetti e che ha trovato, nella seconda metà degli anni settanta del secolo scorso, ulteriori conferme indirette. Noto almeno dal 1504 come palatium di Giberto e Borso da Correggio, dal 1510 ospitò la vedova di quest’ultimo, Francesca di Brandeburgo ( nipote della marchesa di Mantova, Barbara). Alla sua morte, avvenuta nel 1512 passò ai figli Gian Francesco e Manfredi. Rimase sede della corte corregesca fino al 1634, quando il principe Siro fu costretto ad abbandonare la città e trasferirsi nel mantovano dopo la condanna per aver falsificato monete imperiali comminata nell’ottobre 1633. Passato lo Stato sotto la dominazione di Modena nel 1635, gli estensi insediarono nel palazzo il loro governatore fin dal 1638. Questa nuova destinazione d’uso determinò tra il XVII e XVIII secolo radicali trasformazioni dell’edificio, modificato negli assetti planovolumetrici degli ambienti rivisitati in base alle esigenze dei nuovi inquilini: il Governatore ( con la sua residenza) il Provveditore ducale, il Cancelliere e la dogana. Nel corso dell’Ottocento, il Palazzo perse ogni prerogativa pubblica e dopo la metà del secolo l’architetto correggese Francesco Forti ne trasformò radicalmente l’ala orientale per adeguare l’edificio alla costruzione dell’adiacente Conservatorio Contarelli. Del rapido degrado cui andò incontro sono testimonianze le fotografie scattate da Gildaldo Bassi nell’ultimo quarto dell’Ottocento. Solo nel Biennio 1925-1927 l’affidamento all’architetto bolognese Guido Zucchini da parte dell’Amministrazione Comunale di un primo progetto di restauro pose rimedio a tale situazione. Quarant’anni più tardi, a partire dal 1967, il Comune di Correggio intraprese un nuovo più impegnativo intervento, che, di fatto, si è concluso solo nel 2004 con il riallestimento del Museo “il Correggio” .


Il Palazzo Comunale (cenni storici)

Percorrendo corso Mazzini, l’antica strada maestra che da secoli è il cuore della vita cittadina, non si può fare a meno di notare, sul lato nord quasi in corrispondenza dello slargo all’altezza di via Antonioli, la severa e massiccia facciata ondulata di un palazzo sette-ottocentesco: il Palazzo Comunale. Diviso in due blocchi di corpi di fabbrica da via del Correggio, è il risultato di accorpamenti e rielaborazioni di preesistenti edifici, tra cui ciò che rimane della chiesa costruita nel 1607 della Confraternita di San Giuseppe Patriarca, sorta nel 1503 con finalità caritatevoli ed assistenziali. Al piano terreno, l’ampio vano, conosciuto anche come sala del Grano (denominazione che prese nel 1810 allorché venne adibita a mercato del grano), che oggi ospita l’Ufficio relazioni con il pubblico del comune di Correggio, presenta ancora l’unica navata a due campate. Vi si accede da uno dei due ampi portoni che scandiscono il corpo di fabbrica posto alla sinistra di via Correggio. Per oltre un secolo il Palazzo Comunale costituì il Palazzo degli Studi della città dove almeno fin dal 1659 la confraternita di San Giuseppe provvedeva all’insegnamento della dottrina cristiana e dei primi rudimenti del leggere e scrivere ai giovani correggesi. Nel 1722 alla confraternita subentrarono i Padri scolopi le cui scuole occuparono il Palazzo fino al 1783, quando furono trasferite nell’ex convento dei Padri domenicani, dando vita al collegio Ducale. In quello stesso anno l’edificio venne ceduto da Ercole III d’Este, Duca di Modena e Reggio Emilia, alla comunità di Correggio che qui fissò la stabile e definitiva sede. I lavori di riadattamento dell’immobile furono affidati dal noto architetto bolognese Lodovico Bolognini (1739-1816) in quei decenni assai attivo a Reggio, dove come Architetto del Pubblico, aveva diretto importanti interventi nel Palazzo del Comune ( 1772-1787), con la realizzazione della celeberrima “ Sala dell’Archivio”, oggi meglio conosciuta come Sala del Tricolore, nel palazzo delle Notarie (1776), nel Palazzo del Monte di Pietà (1774) e nel teatro cittadino (1772) . Nel corso dell’Ottocento e del Novecento altri interventi hanno portato importanti modificazioni negli assetti interni del Palazzo. L’ultimo, seguito ai sismi del 1996 e del 2000, conclusosi nel 2004, ha restituito alla sede municipale l’originaria dignità artistica ed architettonica .


Teatro Comunale “Bonifazio Asioli”

L’attuale teatro Comunale “Bonifazio Asioli ” sorge là dove sul finire del Quattrocento, Niccolò Postumo da Correggio, fece erigere il proprio palazzo, forse riadattando gli spazi di una precedente fortificazione, di cui si hanno notizie documentate a partire dal 1476. Sul finire del XV secolo e nei primi anni del XVI, la corte di Correggio conobbe una stagione culturale particolarmente ricca ed attiva, grazie alla presenza di personaggi quali il ricordato Niccolò e Veronica Gambara. In tale contesto non poteva mancare una particolare attenzione per l’attività teatrale, tanto di genere erudito quanto di genere popolare, che si svolgeva negli ambienti di corte, tra cui, appunto, il palazzo di Niccolò Postumo . La devoluzione dello Stato correggese al Duca di Modena e Reggio nel 1635 ed il mutato clima politico non segnarono la fine dell’attività teatrale. Al contrario, essa divenne ancor più vivace , con il coinvolgimento di più ampi settori della società civile del tempo, tanto che, nel 1642, il Governatore estense concesse ai giovani correggesi l’uso di una sala per allestire una commedia. Un decennio più tardi, nel 1653, il duca Francesco I accordò l’uso di una sala dell’antico palazzo di Niccolò (la cosiddetta Sala Grande) quale spazio teatrale permanente. Nonostante i lavori di ristrutturazione, finanziati dal mercante Pietro Rosa non fossero ancora stati completati, già nel maggio 1661, alla presenza del Duca Alfonso d’Este, ci fu la prima rappresentazione nel teatro che ospitava novantacinque plachi. Un secolo più tardi, tra il 1750 ed il 1754, dopo che eventi bellici avevano trasformato il Teatro in deposito, furono compiuti importanti lavori di ristrutturazione che consentirono di recuperare l’edificio. Su progetto di Francesco Cipriano Forti vengono rifatti il soffitto ed i palchetti, si interviene sulla sala teatrale, vengono aggiunti il guardaroba, la caffetteria e la sala da ballo. Per oltre un secolo si susseguì un’intensa attività culturale che vedeva la rappresentazione di commedie, farse, spettacoli di danza, opere buffe e drammi in musica, che si avvalevano anche dei numerosi cantanti e musicisti “ dilettanti” di Correggio tra cui spiccavano numerosi membri della famiglia Asioli, in particolare Quirino, Bonifazio e Luigi. Verso la metà dell’Ottocento il Teatro, ormai vecchio, venne considerato pericoloso e fatiscente, tanto da indurre a progettarne la demolizione e la completa ricostruzione, operata da Francesco Forti (nipote di Francesco Cipriano) che si concluse entro il 1852, con un nuovo edificio dalla caratteristica sala “ a ferro di cavallo”. Solo nel 1875, comunque, con la costruzione della facciata (su progetto dell’ingegner Tegani, già impegnato nei lavori del Teatro Municipale di Reggio Emilia), i lavori poterono dirsi completati. Intitolato nel 1863 ad Antonio Allegri Asioli, il teatro fu devastato nel settembre 1889 da un furioso incendio. La sua ricostruzione ebbe inizio nel 1890 ad opera dell’ingegnere comunale Giuseppe Aimi e del capomastro Pio Marchi, nel rispetto delle caratteristiche del precedente teatro, ma, solo dopo otto anni ed aspre critiche per il ritardo, la sera del 10 ottobre 1898, il teatro venne solennemente inaugurato. Poco più di un decennio dopo, nel gennaio 1909 durante una proiezione cinematografica, un secondo incendio causò due morti e decine di feriti, provocando nuove accesissime polemiche sui materiali e sull’uso improprio dell’edificio. Nel 1942 il Teatro Asioli viene concesso in affitto ad un privato che lo adibisce principalmente a cinematografo. Vent’anni dopo, nel 1962, il Comune, tornato in possesso del teatro dopo una lunga vertenza giudiziaria decide di “ripristinarlo nel suo antico splendore”. I lavori, iniziati nel 1968, si concludono con l’inaugurazione dell’edificio il 18 novembre 1973. Nuovamente chiuso nel 1991 per lavori di manutenzione e di adeguamento alle norme di sicurezza e gravemente danneggiato dal sisma del 1996, l’Asioli, completamente restaurato, riapre il 3 novembre 2002.